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giovedì 8 ottobre 2015

Nel porto delle nebbie dove si sono perse le navi

La quarta tappa del viaggio lungo il Po ci porta tra le province di Mantova e Reggio Emilia. A Boretto doveva sorgere lo snodo del traffico commerciale del fiume, che avrebbe tolto dall'autostrada 3000 Tir l'anno. Ma così non è stato, e nella zona c'è chi punta sul business delle crociere per turisti

Il Po vuole le sue vittime, dice Massimo Bernardi, ex operaio. “Se ci sono meno annegati è solo perché c’è ormai quasi più nessuno che viene a Po a nuotare. Non è questione che è traditore, Lui c’ha bisogno di tirar giù ogni tanto qualcuno, sono le regole”. Siamo nel regno del “Re del Po” a Boretto, la sua reggia è fatta con i legni trascinati dal fiume che s’accumulano sotto il ponte di Viadana: un’opera incastonata tra i pioppi grigi e i salici selvatici; a seconda della prospettiva e della luce diventa una nave baleniera arenata, nido di argentavis magnificens, cioè una sorta di cormorano preistorico, oppure riparo per individui selvatici e per ragazzini che riempiono i vuoti ed eterni pomeriggi d’estate tuffandosi nell’acqua verdina; si potrebbe chiamarla installazione, e in effetti ricorda la famosa Big Bambù dei fratelli Stern, ma è molto di più, è il castello costruito con le sue mani dal Re del Po, al secolo Alberto Manotti, che oggi non è in reggia, ma a tirare le righe col gesso al campo sportivo.

lunedì 28 settembre 2015

Nel paese delle giostre e delle cozze Dop

Seconda tappa del viaggio lungo il Po, in un paradiso naturale dove eccellono 30 aziende che producono ruote panoramiche e montagne russe e dove si alleva un mollusco che ha appena ricevuto il prestigioso marchio dall'Unione Europea

“E’ che se in Italia non hai il vino non sei nessuno”, dice Maurizio Barotto vogando controcorrente con il suo “batel del Po”. Si sta parlando del Polesine, quest’isola incastonata tra l’Adige, il Po e l’Adriatico, che non capiamo, dopo giorni di esplorazioni, perché non abbia ancora conosciuto la classica riscoperta, il famoso “re-branding” che ti fa diventare di moda. Prima o poi anche l’angolo più remoto, la valle più sperduta e fuori dai circuiti hanno il loro momento di riscatto; arriva il New York Times che indica la “nuova Toscana” di turno, il marketing parte in quarta e sei subito nel giro. “Manchiamo solo noi, toh forse il Molise… Ma per avviare la pratica, uscire dall’isolamento e diventare doc, oggi devi almeno avere un vino potabile. Invece siamo ancora quelli dell’alluvione, il Mezzogiorno del Nord”. Anche il cinema di solito funziona bene, ma il Polesine, come il Grande Fiume che l’ha creato a propria immagine e somiglianza e come Maurizio col suo batel fatto a mano, anche lì non ha seguito la corrente comoda della modernità e le commediole tipo “Basilicata Coast to Coast”.

venerdì 11 settembre 2015

Fronte del Po, un percorso lungo gli argini storici, culturali e naturalistici del Grande Fiume

Viaggio controcorrente in otto puntate alle origini del Po, dove la terra si mescola all'acqua e gli uccelli stanno sotto i pesci

Alla fine, quando ci siamo seduti a pelo di Po per uno spritz al dehors del glorioso Imbarco del Re - vista sui ponti, sul Monte dei Cappuccini e sulla collina torinese - la signora Graziella che gestisce il bar-ristorante da Perosino ed è la regina mai deposta del fiume (“a 18 anni seminavo gli spasimanti vogando con il mio canoin controcorrente”) ci ha chiesto, pensando di metterci in crisi: “Qual è il posto che vi è rimasto nel cuore?” Tutti quattro abbiamo guardato il Po con disincanto, perché vederlo scorrere lì davanti al Valentino, così sontuoso, cortese e aristocratico, così consapevole, nonostante la sua giovane età, di far parte dell’élite dei fiumi che specchiano le più belle città del mondo, ci sembrava troppo sofisticato e troppo contemporaneo, quasi una cartolina digitale. Noi venivamo invece da un viaggio esotico, da luoghi stranieri, lontani, appartati. Si potrebbe dire anacronistici se non fosse che il mondo che vive lungo fiumi dalla personalità intensa come il Po se ne infischia di stare al passo con i tempi, ma ha un suo tempo. E sta a chi vi si affaccia d’entrarci in sincronia.