L’odore si sente già uscendo da Dakota City
sulla highway verso la zona industriale. Rugginoso e dolciastro. Oltrepassate
le porte girevoli e una volta entrati nella reception della Tyson, il più
grande mattatoio del mondo - 400 manzi uccisi e squartati ogni ora - l’odore
del sangue inonda il cervello e ti fa vedere tutto rosso. Anche se tutto è
bianco, e dal di fuori l’impianto potrebbe essere un’immensa fabbrica di
frigoriferi. Impossibile entrare alla Tyson, è la Fort Knox della bistecca. Un
simbolo troppo forte che potrebbe fare gola soprattutto agli animalisti, che
nutrono un odio bestiale per questa catena di sgozzaggio, raccontata in Fast Food Nation da Eric Schlosser, che
riuscì a introdursi nell’impianto grazie a un operaio messicano il quale voleva
denunciare il “backstage” dell’hamburger, le condizioni di lavoro, il più
pericoloso e malpagato della catena alimentare americana.
Visualizzazione post con etichetta Fiume. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Fiume. Mostra tutti i post
lunedì 12 settembre 2016
Nel granaio d'America cresce il dissenso agrario
Etichette:
Corriere della Sera,
Donald Trump,
Fiume,
Hillary Clinton,
Marzio Mian,
Massimo di Nonno,
Missouri,
Nanni Fontana,
Nebraska,
River Journal Project,
Sette,
The River Journal Project,
USA,
Warren Buffet
lunedì 11 gennaio 2016
Corna reali, cultura, movida. Torino vola sull'acqua del Grande Fiume
Il viaggio sul Po si chiude nel capoluogo piemontese, che vanta un boom di progetti legati al fiume con una navigabilità allargata, i Murazzi al centro della rinascita e una serie di iniziative volte a creare una nuova identità dopo gli anni della one-company town.
“Madama passava di qua”, dice la signora
Graziella. Siamo nella cantina seicentesca del bar-ristorante da Perosino, al
glorioso Imbarco del Re al Valentino, vista sui ponti, il Monte dei Cappuccini,
la collina torinese. “Ricordo che in quell’antro sempre umido, durante la
guerra i miei genitori cuocevano il pane di nascosto. Pane fatto con la farina
bianca, intendo. I parenti della nonna dalla campagna ogni tanto portavano la
farina bianca che in città non si trovava. E s’infornava in quel buco perché
godeva di un misterioso tiraggio. Poi un giorno i custodi del castello del
Valentino, che sta proprio qui sopra ci disserro che vedevano uscire del fumo
che profumava di pane da una botola. Non fu difficile collegare i fatti. Quando
tanti anni dopo abbiamo ristrutturato il locale è saltato fuori che quel buco
era un vero e proprio passaggio segreto, c'era l'ingresso con una porta e
poi un'altra che andava verso il castello. Abbiamo trovato anche una garitta
per un soldatino di guardia”. Eccolo il fiume regale, eccola dunque la famosa
via del peccato di Madama Cristina, figlia del Re di Francia e sposa di
Vittorio Amedeo I di Savoia.
Etichette:
Alessandro Meluzzi,
Camera,
Evelina Christillin,
Fiume,
Lorenza Bravetta,
Marzio Mian,
Massimo di Nonno,
Murazzi,
Nanni Fontana,
Perosino,
Piero Fassino,
Po,
reportage,
River Journal Project,
Sette,
Torino,
Vento
lunedì 21 dicembre 2015
Qui resiste il mito del buon Paese selvaggio
La settima tappa attraversa il paradiso piemontese. In questo tratto, con 235 chilometri di parco fluviale e 36 mila ettari di area protetta, il Grande fiume diventa il migliore esempio di bellezza non conformista. La risposta al desiderio di natura imprevedibile
La veranda della baràca sembra un ring, e Angelo
sta all’angolo, stringe i denti come se aspettasse la prossima ripresa, seduto
sulla panca, le braccia allargate sulle assi come un cristo in croce. “A remi
faccio circa seicento chilometri l’anno. A volte mi chiedo quanto durerà, ho 74
anni e posso remare ancora un giorno intero…” Angelo Bosio è stato l’unico a
risalire il Po controcorrente, da solo in piedi sul barcè, una specie di
discendente piemontese della piroga. Nel 2008 è venuto su a remi, o aggrappandosi
al ramp, una pertica ferrata che serve per arpionare il fondale e fare leva,
mettere k.o. la corrente.
Etichette:
Angelo Bosio,
Casale Monferrato,
Dario Zocco,
Fiume,
marzio,
Massimo di Nonno,
Nanni Fontana,
Orba,
Parco Po,
Po,
reportage,
Sette,
The River Journal Project
giovedì 29 ottobre 2015
Terra di riva e di golena, di boschi e di sabbioni
Il sesto episodio del viaggio sul Po ci porta ad attraversare il cuore del pavese. "Dopo l’amplesso con il Ticino, il
Po rincoglionisce letteralmente",
scriveva Gianni Brera, cantore
raffinato di questa parte del
Grande fiume dove la provincia,
per qualche strana alchimia, è diventata avanguardia
Scendendo il Po a motore spento, spinti dalla
corrente, si ha l’impressione che, all’approssimarsi della foce del Lambro
sull’argine sinistro, all’altezza di Orio Litta nel Lodigiano, il Grande fiume
provi ribrezzo, anzi terrore. Ha da poco ricevuto una boccata d’ossigeno dal
Ticino che è tra i fiumi più puliti d’Europa; e a monte, dal ponte della Becca,
si può proprio osservare come per un lungo tratto l’acqua giallognola del
Grande fiume e quella cerulea del Ticino rimangono per conto loro, faticano a mescolarsi,
poi si vede che il Ticino annacqua il suo sussiego svizzero, si rassegna e
diventa Po. Il quale fa appena in tempo a godersi questa botta di vita - “dopo
l’amplesso con il Ticino, il Po rincoglionisce letteralmente” scriveva Brera -
che incontra il fiume più inquinato d’Europa. Scarta sulla destra, come se
sentisse odore di morte, come sapesse che lo stanno per colpire 40 metri cubi
di veleno al secondo.
Etichette:
Fiume,
Gianni Brera,
Lino Maga,
Marzio Mian,
Massimo di Nonno,
Nanni Fontana,
Po,
reportage,
Sette,
The River Journal Project,
Viaggi,
vino
mercoledì 21 ottobre 2015
Nel regno dei pirati dove anche la pesca è fuorilegge
La quinta tappa del viaggio esplora il tratto tra Parma, Cremona e Piacenza, dove i pesci siluro hanno attirato centinaia di bracconieri, molti dall'estero, che si muovono con barche prive di licenze e segni di riconoscimento. E nella zona, in tre anni, ci sono stati 500 furti di motori.
Salami, sinistra Po. Sua
maestà il culatello, invece, stagiona bene solo sulla sponda destra: bassa
parmense, tra le nebbie, nel grigio della “fumara”, e gli argini; più
precisamente solo nella cosiddetta Bassa verdiana, delimitata dalla via Emilia
e dal Fiume e con Busseto al centro. La forza del destino del culatello si
esprime al massimo nell’umido di Zibello: Katia Soncini, che nella vita seleziona
parmigiano e mette al mondo tra i più pregiati culatelli, assicura che è qui
dove il maiale diventa divinità. Non la solita e ritrita eccellenza italiana,
ma proprio creatura da adorare. Forse non la pensa così il Po che riceve la
cacca di cinque milioni di porci, ma si sa che c’è porco e porco.
Etichette:
api,
Elena Bardella,
Fiume,
Irene Pavesi,
liutai,
Marzio Mian,
Massimo di Nonno,
Nanni Fontana,
Po,
reportage,
River Journal Project,
Sette,
Vitaliano Daolio
venerdì 16 ottobre 2015
The River Journal Project
L'avevamo scoperto lungo il Mississippi, il Grande Padre delle Acque: i fiumi sono un'affascinante chiave per raccontare il contemporaneo. Ora abbiamo percorso il Po e abbiamo trovato un mondo a parte, che mette in moto idee e immaginazione, il piacere di vivere fuori dai conformismi; un viaggio in una regione italiana praticamente sconosciuta che vi invitiamo a percorrere lungo il tracciato di Vento, il progetto di ciclovia che collegherà Venezia a Torino seguendo gli argini del Grande Fiume.... inizia il viaggio
Etichette:
Corriere della Sera,
Corriere.it,
Fiume,
Marzio Mian,
Massimo di Nonno,
Nanni Fontana,
Po,
reportage,
The River Journal Project,
Vento,
webdoc
giovedì 8 ottobre 2015
Nel porto delle nebbie dove si sono perse le navi
La quarta tappa del viaggio lungo il Po ci porta tra le province di Mantova e Reggio Emilia. A Boretto doveva sorgere lo snodo del traffico commerciale del fiume, che avrebbe tolto dall'autostrada 3000 Tir l'anno. Ma così non è stato, e nella zona c'è chi punta sul business delle crociere per turisti
Il Po vuole le sue vittime, dice Massimo Bernardi, ex operaio. “Se ci sono meno annegati è solo perché c’è ormai quasi più nessuno che viene a Po a nuotare. Non è questione che è traditore, Lui c’ha bisogno di tirar giù ogni tanto qualcuno, sono le regole”. Siamo nel regno del “Re del Po” a Boretto, la sua reggia è fatta con i legni trascinati dal fiume che s’accumulano sotto il ponte di Viadana: un’opera incastonata tra i pioppi grigi e i salici selvatici; a seconda della prospettiva e della luce diventa una nave baleniera arenata, nido di argentavis magnificens, cioè una sorta di cormorano preistorico, oppure riparo per individui selvatici e per ragazzini che riempiono i vuoti ed eterni pomeriggi d’estate tuffandosi nell’acqua verdina; si potrebbe chiamarla installazione, e in effetti ricorda la famosa Big Bambù dei fratelli Stern, ma è molto di più, è il castello costruito con le sue mani dal Re del Po, al secolo Alberto Manotti, che oggi non è in reggia, ma a tirare le righe col gesso al campo sportivo.
Il Po vuole le sue vittime, dice Massimo Bernardi, ex operaio. “Se ci sono meno annegati è solo perché c’è ormai quasi più nessuno che viene a Po a nuotare. Non è questione che è traditore, Lui c’ha bisogno di tirar giù ogni tanto qualcuno, sono le regole”. Siamo nel regno del “Re del Po” a Boretto, la sua reggia è fatta con i legni trascinati dal fiume che s’accumulano sotto il ponte di Viadana: un’opera incastonata tra i pioppi grigi e i salici selvatici; a seconda della prospettiva e della luce diventa una nave baleniera arenata, nido di argentavis magnificens, cioè una sorta di cormorano preistorico, oppure riparo per individui selvatici e per ragazzini che riempiono i vuoti ed eterni pomeriggi d’estate tuffandosi nell’acqua verdina; si potrebbe chiamarla installazione, e in effetti ricorda la famosa Big Bambù dei fratelli Stern, ma è molto di più, è il castello costruito con le sue mani dal Re del Po, al secolo Alberto Manotti, che oggi non è in reggia, ma a tirare le righe col gesso al campo sportivo.
Etichette:
Boretto,
Cariparo,
Cariplo,
ciclabile,
Fiume,
Mantova,
Marzio Mian,
Massimo di Nonno,
Nanni Fontana,
Po,
Polirone,
reportage,
Sette,
Stradivari,
Vento
martedì 29 settembre 2015
A spasso con la bici sacra sulle tracce del siluro
Nella terza puntata del viaggio controcorrente lungo il Po esploriamo Ferrara e la bassa mantovana. La rotta del 1951 che portò l'alluvione del Polesine. La città delle due ruote. I cantastorie e il Moby Dick d'acqua dolce. Qui si ascolta il bues combattendo una guerra tra formaggi. Sotto il controllo di uno sceriffo.
Il Grande Fiume italiano, il nostro Old Man River, qui si distende come per filare via più veloce nel suo ultimo tratto prima di diramarsi e quindi annullarsi nel nulla adriatico; maestoso, profondo, turgido d’acqua, terra e storie. Il cielo sopra il Po, sopra il nero ponte ferroviario di Occhiobello, stasera è cremisi e indaco e oro che cade sui giunchi e i pioppi verso la verde terra piatta; una bellezza che intimorisce in quest’unirsi d’acqua selvaggia e selvaggio cielo, una visione straniante, come accade nei film più danubiani di Emir Kusturica... Sembra di sentire, appena coperto dal treno merci, il canto di un bluesman, la sua gola è secca e il cuore cupo perché la vita, anch’essa, scorre via rapida come il fiume, tutti i fiumi. Per un attimo è come essere sul Mississippi Delta, la Gerusalemme del blues, dove nelle serate d’estate anche le cicale sembrano ondeggiare ebbre di calura evocando il call and response fra un campo e l’altro, banjo qui lungo un fosso, armonica là nel canneto che costeggia la vecchia ferrovia del cotone...
Il Grande Fiume italiano, il nostro Old Man River, qui si distende come per filare via più veloce nel suo ultimo tratto prima di diramarsi e quindi annullarsi nel nulla adriatico; maestoso, profondo, turgido d’acqua, terra e storie. Il cielo sopra il Po, sopra il nero ponte ferroviario di Occhiobello, stasera è cremisi e indaco e oro che cade sui giunchi e i pioppi verso la verde terra piatta; una bellezza che intimorisce in quest’unirsi d’acqua selvaggia e selvaggio cielo, una visione straniante, come accade nei film più danubiani di Emir Kusturica... Sembra di sentire, appena coperto dal treno merci, il canto di un bluesman, la sua gola è secca e il cuore cupo perché la vita, anch’essa, scorre via rapida come il fiume, tutti i fiumi. Per un attimo è come essere sul Mississippi Delta, la Gerusalemme del blues, dove nelle serate d’estate anche le cicale sembrano ondeggiare ebbre di calura evocando il call and response fra un campo e l’altro, banjo qui lungo un fosso, armonica là nel canneto che costeggia la vecchia ferrovia del cotone...
lunedì 28 settembre 2015
Nel paese delle giostre e delle cozze Dop
Seconda tappa del viaggio lungo il Po, in un paradiso naturale dove eccellono 30 aziende che producono ruote panoramiche e montagne russe e dove si alleva un mollusco che ha appena ricevuto il prestigioso marchio dall'Unione Europea
“E’ che se in Italia non hai il vino non sei
nessuno”, dice Maurizio Barotto vogando controcorrente con il suo “batel del
Po”. Si sta parlando del Polesine, quest’isola incastonata tra l’Adige, il Po e
l’Adriatico, che non capiamo, dopo giorni di esplorazioni, perché non abbia
ancora conosciuto la classica riscoperta, il famoso “re-branding” che ti fa
diventare di moda. Prima o poi anche l’angolo più remoto, la valle più sperduta
e fuori dai circuiti hanno il loro momento di riscatto; arriva il New York
Times che indica la “nuova Toscana” di turno, il marketing parte in quarta
e sei subito nel giro. “Manchiamo solo noi, toh forse il Molise… Ma per avviare
la pratica, uscire dall’isolamento e diventare doc, oggi devi almeno avere un
vino potabile. Invece siamo ancora quelli dell’alluvione, il Mezzogiorno del
Nord”. Anche il cinema di solito funziona bene, ma il Polesine, come il Grande
Fiume che l’ha creato a propria immagine e somiglianza e come Maurizio col suo
batel fatto a mano, anche lì non ha seguito la corrente comoda della modernità
e le commediole tipo “Basilicata Coast to Coast”.
Etichette:
ciclabile,
cozze,
Delta,
Fiume,
giostre,
Marzio Mian,
Massimo di Nonno,
Nanni Fontana,
Po,
Polesine,
reportage,
Sette,
Vento
venerdì 11 settembre 2015
Fronte del Po, un percorso lungo gli argini storici, culturali e naturalistici del Grande Fiume
Viaggio controcorrente in otto puntate alle origini del Po, dove la terra si mescola all'acqua e gli uccelli stanno sotto i pesci
Alla fine, quando ci siamo seduti a pelo di Po per uno spritz al dehors del glorioso Imbarco del Re - vista sui ponti, sul Monte dei Cappuccini e sulla collina torinese - la signora Graziella che gestisce il bar-ristorante da Perosino ed è la regina mai deposta del fiume (“a 18 anni seminavo gli spasimanti vogando con il mio canoin controcorrente”) ci ha chiesto, pensando di metterci in crisi: “Qual è il posto che vi è rimasto nel cuore?” Tutti quattro abbiamo guardato il Po con disincanto, perché vederlo scorrere lì davanti al Valentino, così sontuoso, cortese e aristocratico, così consapevole, nonostante la sua giovane età, di far parte dell’élite dei fiumi che specchiano le più belle città del mondo, ci sembrava troppo sofisticato e troppo contemporaneo, quasi una cartolina digitale. Noi venivamo invece da un viaggio esotico, da luoghi stranieri, lontani, appartati. Si potrebbe dire anacronistici se non fosse che il mondo che vive lungo fiumi dalla personalità intensa come il Po se ne infischia di stare al passo con i tempi, ma ha un suo tempo. E sta a chi vi si affaccia d’entrarci in sincronia.
Alla fine, quando ci siamo seduti a pelo di Po per uno spritz al dehors del glorioso Imbarco del Re - vista sui ponti, sul Monte dei Cappuccini e sulla collina torinese - la signora Graziella che gestisce il bar-ristorante da Perosino ed è la regina mai deposta del fiume (“a 18 anni seminavo gli spasimanti vogando con il mio canoin controcorrente”) ci ha chiesto, pensando di metterci in crisi: “Qual è il posto che vi è rimasto nel cuore?” Tutti quattro abbiamo guardato il Po con disincanto, perché vederlo scorrere lì davanti al Valentino, così sontuoso, cortese e aristocratico, così consapevole, nonostante la sua giovane età, di far parte dell’élite dei fiumi che specchiano le più belle città del mondo, ci sembrava troppo sofisticato e troppo contemporaneo, quasi una cartolina digitale. Noi venivamo invece da un viaggio esotico, da luoghi stranieri, lontani, appartati. Si potrebbe dire anacronistici se non fosse che il mondo che vive lungo fiumi dalla personalità intensa come il Po se ne infischia di stare al passo con i tempi, ma ha un suo tempo. E sta a chi vi si affaccia d’entrarci in sincronia.
lunedì 15 giugno 2015
I predoni romeni saccheggiano il Po
Una banda di pescatori rumeni sta devastando il Po, saccheggiando il fiume di notte con reti chilometriche, elettrostorditori e sostanze chimiche. Cercano pesci siluro per rivenderli in nero sui mercati dell’Est. E intimidiscono gli abitanti del Delta che assistono impotenti alla razzia del loro patrimonio ittico. Siamo andati a caccia di questi predoni con la polizia provinciale e abbiamo visitato il loro quartier generale ai piedi dell’argine
Etichette:
Delta,
Fiume,
Gianluigi Paragone,
La Gabbia,
La7,
pesce siluro,
Po,
rumeni,
video
Iscriviti a:
Post (Atom)








