L’odore si sente già uscendo da Dakota City
sulla highway verso la zona industriale. Rugginoso e dolciastro. Oltrepassate
le porte girevoli e una volta entrati nella reception della Tyson, il più
grande mattatoio del mondo - 400 manzi uccisi e squartati ogni ora - l’odore
del sangue inonda il cervello e ti fa vedere tutto rosso. Anche se tutto è
bianco, e dal di fuori l’impianto potrebbe essere un’immensa fabbrica di
frigoriferi. Impossibile entrare alla Tyson, è la Fort Knox della bistecca. Un
simbolo troppo forte che potrebbe fare gola soprattutto agli animalisti, che
nutrono un odio bestiale per questa catena di sgozzaggio, raccontata in Fast Food Nation da Eric Schlosser, che
riuscì a introdursi nell’impianto grazie a un operaio messicano il quale voleva
denunciare il “backstage” dell’hamburger, le condizioni di lavoro, il più
pericoloso e malpagato della catena alimentare americana.
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lunedì 12 settembre 2016
Nel granaio d'America cresce il dissenso agrario
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venerdì 2 settembre 2016
Saint Louis, la Sarajevo della guerra razziale
![]() |
| Il gateway Arch, simbolo di St Louis, MO |
L’ondata di violenze a sfondo razziale che
ha infiammato gli Stati Uniti è cominciata a Ferguson, sobborgo di Saint
Louis, il 9 agosto del 2014 quando la polizia ha ucciso Michael Brown,
ragazzo nero disarmato. Nei giorni successivi sono scoppiate le rivolte e
il movimento Black Life Matters ha cominciato ad affermarsi, con
l’escalation di molti casi simili in altre aree metropolitane nel Paese.
Comincia dunque qui, dalla periferia di
Saint Louis, l’alpha delle rivolte razziali moderne, il nostro viaggio
in cinque puntate lungo il Missouri attraverso la cosiddetta Real America, l’America vera, quella
che custodisce il mito della frontiera, lontano dalle grandi metropoli e
dai riflettori della campagna elettorale. Questo viaggio fa parte di un
progetto indipendente e multimediale che si chiama The River Journal Project e
si propone di raccontare l’attualità e il contemporaneo attraverso i
grandi fiumi del mondo.
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lunedì 21 dicembre 2015
Qui resiste il mito del buon Paese selvaggio
La settima tappa attraversa il paradiso piemontese. In questo tratto, con 235 chilometri di parco fluviale e 36 mila ettari di area protetta, il Grande fiume diventa il migliore esempio di bellezza non conformista. La risposta al desiderio di natura imprevedibile
La veranda della baràca sembra un ring, e Angelo
sta all’angolo, stringe i denti come se aspettasse la prossima ripresa, seduto
sulla panca, le braccia allargate sulle assi come un cristo in croce. “A remi
faccio circa seicento chilometri l’anno. A volte mi chiedo quanto durerà, ho 74
anni e posso remare ancora un giorno intero…” Angelo Bosio è stato l’unico a
risalire il Po controcorrente, da solo in piedi sul barcè, una specie di
discendente piemontese della piroga. Nel 2008 è venuto su a remi, o aggrappandosi
al ramp, una pertica ferrata che serve per arpionare il fondale e fare leva,
mettere k.o. la corrente.
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giovedì 29 ottobre 2015
Terra di riva e di golena, di boschi e di sabbioni
Il sesto episodio del viaggio sul Po ci porta ad attraversare il cuore del pavese. "Dopo l’amplesso con il Ticino, il
Po rincoglionisce letteralmente",
scriveva Gianni Brera, cantore
raffinato di questa parte del
Grande fiume dove la provincia,
per qualche strana alchimia, è diventata avanguardia
Scendendo il Po a motore spento, spinti dalla
corrente, si ha l’impressione che, all’approssimarsi della foce del Lambro
sull’argine sinistro, all’altezza di Orio Litta nel Lodigiano, il Grande fiume
provi ribrezzo, anzi terrore. Ha da poco ricevuto una boccata d’ossigeno dal
Ticino che è tra i fiumi più puliti d’Europa; e a monte, dal ponte della Becca,
si può proprio osservare come per un lungo tratto l’acqua giallognola del
Grande fiume e quella cerulea del Ticino rimangono per conto loro, faticano a mescolarsi,
poi si vede che il Ticino annacqua il suo sussiego svizzero, si rassegna e
diventa Po. Il quale fa appena in tempo a godersi questa botta di vita - “dopo
l’amplesso con il Ticino, il Po rincoglionisce letteralmente” scriveva Brera -
che incontra il fiume più inquinato d’Europa. Scarta sulla destra, come se
sentisse odore di morte, come sapesse che lo stanno per colpire 40 metri cubi
di veleno al secondo.
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venerdì 16 ottobre 2015
The River Journal Project
L'avevamo scoperto lungo il Mississippi, il Grande Padre delle Acque: i fiumi sono un'affascinante chiave per raccontare il contemporaneo. Ora abbiamo percorso il Po e abbiamo trovato un mondo a parte, che mette in moto idee e immaginazione, il piacere di vivere fuori dai conformismi; un viaggio in una regione italiana praticamente sconosciuta che vi invitiamo a percorrere lungo il tracciato di Vento, il progetto di ciclovia che collegherà Venezia a Torino seguendo gli argini del Grande Fiume.... inizia il viaggio
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