mercoledì 6 agosto 2014

La Casa sulla Roccia, Wisconsin, USA

Photo by Alexo Wandael
Una casa leggendaria, tra le rocce e il cielo, sospesa sulla Wyoming Valley. Gli esterni ricordano i progetti giapponesi di Wright. Dentro è un inno all’eccentricità



The House on the Rock nasce nella leggenda. Come si addice a un progetto così eccentrico, l’origine di questa villa in stile giapponese, costruita negli anni Cinquanta su una roccia affacciata sulle valli del Wisconsin, non è chiara. C’è chi dice sia il prodotto di un’aspra critica pronunciata da uno dei padri dell’architettura moderna, Frank Lloyd Wright. E chi invece sostiene sia un inno alla creatività del suo autore, un costruttore locale chiamato Alex Jordan Jr. Quel che è certo è che la Casa sulla Roccia rappresenta una stranezza architettonica unica nel suo genere. Al punto che, nata come residenza privata, da anni è diventata la principale attrazione turistica della zona. 
Dall’esterno la struttura ricorda le linee essenziali dei progetti disegnati in Giappone da Wright negli anni Venti. Ma al suo interno la personalità visionaria di Jordan prende il sopravvento e, pur incorporando nel design elementi naturali alla maniera di Wright, lo stile diventa più caotico.

martedì 22 luglio 2014

Se gli lasci più spazio, l'uomo aiuta di più in casa


La politologa Anne-Marie Slaughter propone un nuovo patto con gli uomini: "Se vogliamo che si assumano più responsabilità in famiglia, diamo loro più spazio, senza imporre i nostri metodi. Vedrete che se la cavano benissimo".

E dire che pensa che il femminismo sia sorpassato. Anne-Marie Slaughter ha dedicato la vita a studiare politica internazionale, guadagnando una cattedra a Princeton e la fiducia di gente come Hillary Clinton, che quando era a capo della diplomazia di Obama non muoveva un passo senza il suo consiglio. Ma finché si è occupata di geopolitica era una professoressa semisconosciuta. Poi ha scritto un articolo sulle difficoltà di dividersi fra il lavoro al Dipartimento di Stato e i figli adolescenti, ed è diventata una sorta di eroe nazionale in America. Quel pezzo, intitolato “Why women still can’t have it all”, è uno dei più letti di tutti i tempi e l’ha portata ad essere spesso contrapposta a un’altra icona del femminismo contemporaneo: Sheryl Sandberg, big boss di Facebook e autrice di Lean In, libro che invita le donne a imporsi per contare di più sul lavoro.
“La mia carriera di esperta di politica internazionale è stata cancellata in un secondo”, scherza la professoressa 55enne, che ora dirige l’influente think-tank New America Foundation. “Tutti mi chiedono sempre e solo di quell’articolo”.

lunedì 7 luglio 2014

Elizabeth Gilbert: "Mangio, prego, amo. E ora faccio giardinaggio"

Photo by Jennifer Schatten
“Per colpa del successo rischiavo di perdere la sanità mentale” rivela la scrittrice. Così ha deciso di trasferirsi in campagna col marito (sì, l’uomo di cui parla nei romanzi). Ma non ha resistito e dalla passione per il verde è nata una storia. Nella quale si mette ancora più a nudo


Dopo aver preso spunto dal caos della sua vita per scrivere due libri di successo, Elizabeth Gilbert si sentiva svuotata. Mangia, Prega Ama, diario di un viaggio alla scoperta di sé da cui è stata tratta la pellicola omonima con Julia Roberts, l’ha trasformata in una superstar della penna. Il sequel Giuro che non mi sposo, riflessione sul matrimonio scaturita dalla decisione di sposarsi per la seconda volta, ha confermato le sue doti di memorialista. Ora, però, scrivere un altro libro attingendo nuovamente dalla sua biografia era impossibile. La vita nel paesino della campagna del New Jersey dove si è trasferita per “mantenere un briciolo di sanità mentale” dopo il successo planetario delle prime due autobiografie è molto tranquilla. Troppo per diventare un soggetto anche vagamente interessante.
“Già dubitavo che il mondo avesse bisogno di due libri sulle mie crisi esistenziali, figuriamoci di un terzo”, ammette ridendo l’autrice 44enne.

martedì 3 giugno 2014

Piccola, grande Elle Fanning

E’ carina, ha 15 anni e dopo essere stata per tanto tempo solo la sorellina di Dakota si sta prendendo la rivincita. Nel 2010 Elle Fanning ha conquistato il tappeto rosso di Venezia prima ancora di perdere l’ultimo dente da latte, quando il film di Sofia Coppola di cui era coprotagonista (Somewhere) vinse il Leone D’oro. E da allora non si è più fermata. Ha cominciato a lavorare sul set a pochi mesi, facendo la controfigura della sorella, enfant prodige del cinema di sei anni più grande. E ha continuato con ruoli minori, condividendo il grande schermo con nomi del calibro di Brad Pitt, Jeff Bridges e Sean Penn. Prima del successo di Venezia, però, l’ombra proiettata da Dakota grazie a interpretazioni di successo come La guerra dei mondi e Runaways non le dava tregua. Oggi invece la situazione è cambiata: è Elle la nuova promessa di Hollywood e sta per tornare alla carica al fianco di Angelina Jolie nel nuovo prequel della Bella Addormentata. Potere ai piccoli.

Come ti sei preparata per il ruolo di Aurora, futura Bella Addormentata che interpreti in Maleficient?
“Riguardando il cartone di Disney per studiare atteggiamenti e pose della principessa”.
Strano prendere ispirazione da un cartone animato?
“Sì, ma anche affascinate. Da bimba era il mio personaggio preferito. Quando mi chiedevano cosa volevo fare da grande rispondevo sempre la principessa. Ed è proprio quel che ho fatto…”

lunedì 26 maggio 2014

Aleph Sactuary, il tempio dell'arte psichedelica

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Klarwein and his daughter inside the Aleph
Photo by Caterine Milinaire


“Sono il più famoso fra gli artisti sconosciuti”, ripeteva spesso ironico Mati Klarwein. I quadri del pittore tedesco scomparso nel 2002 sono apparsi sulle copertine di alcuni degli album più venduti degli anni Settanta: Abraxas di Carlos Santana, Bitches Brew di Miles Davis e Last Days and Time degli Earth, Wind&Fire. Gente come Jimi Hendrix, Jackie Kennedy e Brigitte Bardot erano suoi ammiratori. Ma fra il grande pubblico il suo nome resta quasi sconosciuto. Così come il suo capolavoro più rappresentativo, l’Aleph Sanctuary, una stanza con pareti e soffitto composti da 68 quadri fatti dal pittore nel corso di 10 anni.
Klarwein nasce ad Amburgo nel 1932 da padre ebreo polacco e madre cattolica tedesca. Con l’avvento delle leggi razziali naziste si trasferisce a Gerusalemme, ma poco dopo lo scoppio del conflitto arabo-israeliano, rientra in Europa per studiare all’Accademia delle Belle Arti di Parigi e poi con Fernand Léger. Questa formazione classica gli permette di cominciare a lavorare come ritrattista. Ma è l’incontro con il pittore austriaco Ernst Fuchs, che lo introduce al surrealismo di Dalì e Buñuel, a incendiare la creatività di Klarwein.

martedì 20 maggio 2014

Spiriti Liberi: cinque giovani attori a confronto

La precarietà del lavoro è considerata una delle piaghe del nostro tempo, con i suoi corollari d’instabilità e insicurezza. C’è un mestiere, però, che precario lo è sempre stato, eppure continua ad attirare gente di tutti i tipi. Ogni anno, anche in periodi di crisi come questo, sono centinaia i giovani che decidono d’imboccare la strada della recitazione nella speranza di diventare i nuovi Scamarcio o Favino, a seconda dei gusti. Molti mollano, alcuni resistono e ce la fanno. Fra loro abbiamo scelto cinque attori emergenti che potrebbero essere i nuovi volti del cinema italiano di domani. Sono molto diversi fra loro, ma hanno una cosa in comune: sono sognatori, spiriti liberi che inseguono i propri ideali.
  
EUGENIO FRANCESCHINI
“La cosa peggiore che può succedere in questo mestiere è che ti chiedano d’interpretare un personaggio normale”. Eugenio Franceschini non ha dubbi. Reciterebbe chiunque sul palcoscenico, anche Berlusconi, il politico che l’attore veneto sente più lontano dai suoi ideali. Tutto purché non gli affidino un personaggio ordinario.

lunedì 5 maggio 2014

Rinus Van de Velde, artista impersonatore

Foto Pablo Arroyo
A giudicare dai suoi quadri, l’artista belga Rinus Van de Velde vive una vita intensa e ricca di avventure. Un giorno è il campione di scacchi Bobby Fischer alla vigilia della vittoria per il titolo mondiale. Un altro è nei panni dello scienziato illuminista Isaac Newton mentre compie esperimenti usando il suo corpo come cavia. Poi è un tennista professionista o il miglior amico del poeta russo Vladimir Majakovskij. Nella realtà, la vita dell’artista trentenne ricorda più quella dello scrittore Jules Verne, famoso per aver scritto i suoi romanzi di viaggio senza mai essersi mosso dal suo appartamento di Parigi.
“L’esistenza fra le quattro mura bianche del mio studio di Anversa è piuttosto noiosa e ripetitiva”, ammette Van De Velde al telefono dalla città fiamminga. “Attraverso i miei quadri mi diverto a immaginare cosa avrei potuto fare se non fossi un artista”.
Per creare i grandi disegni a carboncino che l’hanno reso famoso, Van de Velde ha cominciato ispirandosi a immagini recuperate in vecchie riviste, creando una sorta di autobiografia della vita che non ha mai vissuto.

giovedì 17 aprile 2014

Cape Cod Modernista


Photo by Raimund Koch
Uno dei suoi protagonisti la battezzò la Summer Bauhaus. Fu l’estate in cui un gruppo di esponenti della prestigiosa scuola tedesca si ritrovò in vacanza dall’altra parte dell’Atlantico, nei pressi di Cape Cod, gettando i semi per lo sviluppo di un nuovo capitolo nella storia dell’architettura moderna.
Era il 1937 e molti esponenti dell’ormai defunto Istituto d’Arte e Architettura di Weimar, fra cui il fondatore Walter Gropius, il suo discepolo Marcel Breuer, Lászlo Moholy-Nagy, Herbert Bayer e Alexander Dorner, erano da poco sbarcati negli Stati Uniti per sfuggire al clima minaccioso che si respirava in Europa. Gropius era appena diventato professore alla scuola di design di Harvard, risalendo per la prima volta in cattedra dopo la chiusura della Bauhaus imposta dal regime nazista. E quell’estate aveva affittato insieme alla moglie Ise una casa sul mare all’imboccatura della penisola di Cape Cod, in Massachusetts. La villa era spaziosa e Gropius aveva invitato alcuni amici dei tempi di Weimar a unirsi alla sua famiglia. Il gruppo trascorse alcune settimane rilassandosi, nuotando nelle acque dell’Atlantico ed esplorando le coste sabbiose di Cape Cod.

sabato 12 aprile 2014

New York City Wall Dogs

Old-school artists with a New York attitude
In an age with instant communication at your fingertips and digital marketing on every platform, there are those who still get out messages the old-fashioned way, with a paintbrush and some attitude. They call themselves “wall dogs,” says one veteran of the trade, “because we are chained to a wall all day by our safety harness, and we work like dogs.” We spent a day with these blue-collar artists as they paint advertisements high above the streets of New York City.

Prodotto per Vocativ

lunedì 31 marzo 2014

Tre giorni nella Hipsterland di Williamsburg, NYC


Il Williamsburg bridge sull'East river (foto Corbis)


Quando si dice New York, generalmente si pensa Manhattan, da sempre fulcro della Grande Mela. Da qualche tempo, però, il baricentro dinamico e creativo della città ha cominciato a spostarsi più a Est, nel quartiere di Brooklyn. E in particolare nella zona di Williamsburg, che sorge all’ombra del ponte omonimo. Quando loft e laboratori a buon mercato si sono esauriti a Manhattan, la scena artistica e musicale più effervescente si è trasferita oltre il fiume, trasformando questo ex-distretto industriale in un concentrato di boutique alternative, ristoranti per gourmand e locali hipster. Ecco qualche suggerimento per esplorare la zona in un fine settimana, fingendo di essere di casa.