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Le opere di Schulz nel suo studio |
Non più solo
installazioni multimediali: da qualche anno l’artista tedesco Tilo Schulz
dipinge opere non figurative con segni dinamici, solchi e strappi che creano
contenuti dai significati diversi. L’artista 43enne, originario di Lipsia, la
chiama pittura metaforica perché i quadri astratti raccontano delle
irregolarità e degli splendori che formano il nostro mondo. Così, quando la
fondazione Louis Vuitton gli ha chiesto di realizzare un’opera che dialogasse
con una serie di dipinti di Francesco Hayez (1791-1882) – appena restaurati ed esposti presso l’Espace
Louis Vuitton di Venezia durante la 56esima Biennale – Schulz non si è fattosfuggire
l’opportunità.
E’ la quinta
volta che la maison francese invita artisti di fama internazionale a creare una
conversazione con maestri del passato nel suo spazio in laguna, e Schulz è
sempre stato intrigato dal lavoro del famoso autore de Il bacio.
Le lunette restaurate
di Hayez, realizzate dal pittore romantico all’inizio dell’Ottocento per
decorare la borsa mercantile di Palazzo Ducale, rappresentano figure
allegoriche di mostri e divinità. E richiamano un periodo ormai passato in cui
Venezia era al centro del mondo.
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Le lunette dipinte da Francesco Hayez |
“Con questo
in mente mi sono ispirato al Theatrum Orbis Terrarum, sorta di primo atlante
della Terra risalente al 1500, e ho realizzato due dischi che rappresentano il
mondo conosciuto”, spiega Schulz.
Di primo
acchito le opere dell’artista tedesco possono apparire caotiche, ma guardandole
attentamente ci si rende conto che in realtà sottendono una struttura ben organizzata.
L’immagine non ha un unico centro, ne ha diversi. In questo si può intuire un
collegamento con il parametro suggerito da Enwezor, “Lo stato delle cose”.
Le tele tonde di Schulz, di due metri di diametro, galleggiano parallele
nello spazio ruotando lentamente attorno al proprio asse e hanno un lato
ricoperto di strati di colore e l’altro da una superficie specchiante. Mentre
le Lunette di Hayez, originariamente pensate per decorare i soffitti altissimi
di Palazzo Ducale, in questo caso sono presentate ad altezza d’uomo. Il tema
della percezione dell’arte è caro a Schulz e questa nuova installazione non fa
eccezione.
“Le lunette appaiono e scompaiono negli specchi rotanti dei miei quadri e
questo crea un dialogo più aperto fra le opere di Hayez e i visitatori”.
E stabilisce anche un collegamento diretto con il secondo parametro scelto
dal curatore della Biennale, “Le apparenze delle cose”.
Pubblicato su L'Uomo Vogue
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